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Lotta al Racket: gli imprenditori licatesi denunciano gli estorsori e li fanno arrestare
Tuesday 18 December 2012
Sei persone sono state arrestate dai poliziotti della Squadra mobile di Agrigento e dal commissariato di Licata che hanno eseguito un’ordinanza - tre in carcere ed altrettante ai domiciliari - firmata dal Gip del Tribunale di Palermo, Ricciardi su richiesta dal sostituto procuratore della Dda di Palermo Rita Fulantelli. Sono accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso e di intestazione fittizia di beni. L’operazione è stata denominata in codice “Ouster”, che significa “imposizione” o anche il tentativo di estromettere il titolare di un’azienda per appropriarsene. Le indagini avviate nel 2009 sono durate oltre due anni. Stanchi delle vessazioni subite e delle imposizione del pizzo continuo, anche con la minaccia, alcuni degli imprenditori vittime degli estorsori hanno denunciato i loro aguzzini.
Ultimo aggiornamento ( Tuesday 18 December 2012 )
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Roma: le mafie alla conquista della Capitale
Monday 30 July 2012
di Giuseppe Bascietto

Sono tra noi, parlano e passeggiano per le strade, sorridono e vestono bene, ma a differenza nostra comprano, costruiscono, corrompono e trafficano in droga e armi. Sono gli esponenti dei clan mafiosi che dall’inizio degli anni sessanta si sono insediati nel Lazio e a Roma. Qui fanno arrivare
tonnellate di cocaina dal Sud America e di hashish dal Nord Africa. Riciclano il denaro sporco attraverso le aste giudiziarie del Monte dei Pegni, dove i gioiellieri vengono  estromessi da uomini con pacchi di soldi provenienti dal narcotraffico. Comprano autosaloni ormai allo stremo. Il loro obiettivo? Riciclare quanti più soldi è possibile.  Ci si trova di fronte ad un patto tra cosche di camorra ormai trapiantate in pianta stabile nella capitale, famiglie di Cosa Nostra e ‘Ndrangheta e criminalità organizzata capitolina. Qui la mafia riesce a convivere, a differenza delle altre regioni. Qui i clan lavorano per infiltrarsi nella macchina amministrativa e politica. Il copione è sempre lo stesso. Figure imprenditoriali di spicco dell’edilizia e del commercio arrivano nelle città e iniziano a stabilire ottimi rapporti a vari livelli con tutti. Un metodo collaudato che nelle regioni del sud ha già dato i suoi frutti. Appalti pubblici per centinaia di milioni di euro. Con questo metodo le cosche arrivano ovunque e Roma mostra il terreno fertile necessario per tutti i gruppi mafiosi. Roma, insomma, città aperta alle mafie dove ‘Ndrangheta, camorra e Cosa Nostra investono in ogni settore economico. Ma per capire quello che sta succedendo oggi è necessario riavvolgere il nastro della memoria alla fine degli anni cinquanta quando a Palermo tra il 10 e il 14 ottobre del 1957 all'Hotel delle Palme si tiene un incontro  convocato per definire accordi e regole per il mercato del traffico della droga, che stava rivelando enormi potenzialità negli Stati Uniti, e per la riorganizzazione delle famiglie dell'isola, colpite dalla crisi d’insediamento sociale provocato dal gigantesco fenomeno migratorio in atto all'epoca nel nostro Paese.
Ultimo aggiornamento ( Friday 21 September 2012 )
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Roma: Primo Libro Bianco sulle mafie nella capitale realizzato dal PD di Roma
Friday 13 July 2012
La storia delle mafie ci mostra che la loro grande capacità di rigenerazione è pari agli interessi economici cui non intendono rinunciare: ciò alla luce delle immense risorse di cui dispongono e della capacità di formare nuove leve, pronte a prendere il posto dei boss arrestati. I contributi raccolti nel Primo Libro Bianco sulla criminalità organizzata a Roma illustrano come le mafie siano ormai saldamente insediate nella Capitale.  La storia del nostro Paese ci dimostra che non può esistere una mafia senza politica, ma è necessario che esista una politica libera dalla mafia. Per questo bisogna porre al centro del dibattito pubblico la necessità del primato della responsabilità politica sulla responsabilità penale. 




Ultimo aggiornamento ( Friday 13 July 2012 )
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Palermo: operazione Nuova Cupola, tutti i nomi degli arrestati e dei latitanti
Tuesday 26 June 2012
L’operazione antimafia “Nuova cupola” che ha portato all’arresto di una cinquantina di persone ritenuta appartenente a Cosa nostra, è stata illustrata stamani nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i magistrati della Dda di Palermo e i responsabili della Polizia di Stato che hanno eseguito il provvedimento restrittivo. Questo l’elenco completo di nomi degli arrestati:  Ettore Allegro 49 anni di Caltanissetta; Giuseppe Anzalone 45 anni di  Ventimiglia  di Sicilia;  Filippo Azzarello 48 anni di Ventimiglia di Sicilia; Rosario Bellavia, 49 anni di Siculiana; Roberto Belvedere 33 anni, di Agrigento; Natale Bianchi, 35 anni di  Palermo; Antonino Bruccoleri, 27 anni di Agrigento; Pietro e Vincenzo Capraro, rispettivamente di 33 e 28 anni di Agrigento; Gaspare Carapezza, 26 anni di Agrigento; Francesco Paolo Cioffi, 36 anni di Gallarate ma residente ad Agrigento; Vincenzo Cipolla, 50 anni, di San Biagio Platani; Luca Cosentino, 46 anni di Agrigento; Giovanni Giuseppe Faldetta, 47 anni di Agrigento; Raffaele Faldetta, 66 anni di Casteltermini;
Ultimo aggiornamento ( Tuesday 26 June 2012 )
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Agrigento: La Nuova Cupola guidata dai “perdenti” Totò Fragapane, Ribisi, Messina e Sutera
Tuesday 26 June 2012
di Franco Castaldo*

Dal carcere comandava ancora. Subissato di ergastoli, Salvatore Fragapane, boss di Santa Elisabetta ormai in carcere dal 1994, era riuscito a crearsi un ruolo decisivo nella gestione degli interessi mafiosi di Cosa nostra, riuscendo a collocare accanto al nuovo reggente provinciale, Leo Sutera, di Sambuca di Sicilia, due fidatissimi suoi uomini: il palmese Francesco Ribisi, figlio di Gioacchino, ucciso all’interno di una pizzeria di Marina di Palma nell’agosto 1989 e fratello di Nicola, catturato un paio di anni fa con l’accusa di associazione mafiosa e l’insospettabile giovanissimo incensurato, sempre di Palma di Montechiaro, Francesco Tarallo, ombra di Ribisi. Sono proprio i due palmesi i referenti dell’ergastolano Totò Fragapane, immediatamente sotto di un gradino nella gerarchia mafiosa al solo Leo Sutera. Ricostituire la famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro dopo la cruenta guerra omicida  fra Mafia e Stidda degli anni novanta è sempre stato un pallino di Fragapane. In un primo momento fu egli stesso a tentare di riannodare le fila poi, una volta arrestato, incaricò Maurizio Di Gati di portare a compimento l’opera.
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Tutti gli uomini di Gerlandino Messina di Porto Empedocle e l'intreccio con l'ala di Falsone
Wednesday 20 June 2012
La circostanza che alcuni dei soggetti che all’epoca avevano favorito la latitanza di Maurizio Di Gati si siano successivamente avvicinati al capo mafia Messina Gerlandino, trova ampio riscontro anche dall’esito delle indagini svolte per la cattura di quest’ultimo. Una prima indicazione in tal senso si può ricavare dalla localizzazione satellitare delle autovetture in uso ad Infantino Carmelo dalla quale si appurava che il 12.06.2007 quest’ultimo si recava presso la casa campagna degli Sciortino, sita in Favara, contrada Stefano, piano Bisaccia. Carmelo Infantino è stato successivamente arrestato per associazione mafiosa e estorsione aggravata e favoreggiamento alla latitanza di Messina Gerlandino (c.d. Operazione Marna) e condannato dalla Corte di Appello. Ulteriore, indiretto, elemento di riscontro alla vicinanza tra la famiglia Sciortino e Messina Gerlandino è costituito dalle risultanze delle indagini a carico di Russello Antonio. In particolare, nel mese di novembre del 2009, la Squadra Mobile di Agrigento, nell’ambito delle indagini volte appunto alla cattura di Gerlandino Messina, attenzionava Russello Antonio, la cui abitazione veniva perquisita la mattinata del 17.11.2009. L’attività di indagine consentiva di accertare che (l’allora latitante Gerlandino Messina aveva trascorso parte della sua latitanza presso l’abitazione di Russello nel corso del 2009: il dato è ormai certo e inconfutabilmente provato dagli accertamenti di natura biologica che hanno permesso di evidenziare il profilo genetico dell’ex latitante Messina su una lametta da barba rinvenuta e sequestrata a casa del Russello. In effetti proprio sulla base di tali elementi indiziari, il 22.3.2011, Russello Antonio veniva arrestato da personale della Squadra Mobile di Agrigento per il reato di favoreggiamento aggravato e per aver curato la latitanza di Messina Gerlandino.
Ultimo aggiornamento ( Wednesday 20 June 2012 )
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